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[Recensione] Giro del mondo in barca (assieme ai colonialisti) – Il Fatto Quotidiano, 23 agosto 2026

Giovanni Savino

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Pubblichiamo da Il Fatto Quotidiano la recensione di Francesco Ferasin al libro di Guido Abbattista e Erica Grossi La fregata Novara intorno al mondo (Salerno Editrice)

C’era un tempo in cui l’idea del colonialismo poteva tutto. Anche catapultare una fregata dall’altra parte del mondo, pur di veder sventolare un’aquila nera a due teste fuori casa. È il caso della Novara che in due anni e mezzo circumnavigò il mondo, dal 1857 al 1859, alla ricerca di tutto ciò che di scientifico e culturale potesse rimpinguare le teche dell’Accademia delle Scienze di Vienna. Lo ripercorrono il professore di Storia moderna Guido Abbattista assieme a Erica Grossi, ricercatrice in Studi culturali. La fregata Novara intorno al mondo (Salerno Editrice), più che un saggio, è un “racconto di mare, di scienza, di imperi”. Soprattutto degli ultimi. Una battaglia geopolitica combattuta a partire dal nome dell’imbarcazione. Assemblata nell’arsenale di Venezia a cavallo della rivolta del 1848 guidata da Manin, i rivoltosi la chiamano Italia. Poco dopo gli austriaci rientrano in Laguna e stroncano l’afflato repubblicano ribattezzandola Novara, in onore della sconfitta di Carlo Alberto (la Marina italiana cercherà di restituire il favore qualche anno dopo con la pirocorvetta Magenta).

Salpata da Trieste nell’aprile del 1857, la Novara viaggia a vele spiegate (nonostante la propulsione a vapore fosse già in uso) con a bordo, tra scienziati e pittori, la meglio borghesia viennese. Scampa a un tifone. Supera Gibilterra, percorre il globo in senso antiorario. Doppia il Capo di Buona Speranza, prosegue per l’Oceano indiano; poi lo Sri Lanka: su su lungo l’India, virando verso l’isola di Giava. Filippine, Cina, Pacifico occidentale, Australia, Tahiti, Cile, il famigerato Capo Horn. Quindi la risalita per l’Atlantico. Nel viaggio vengono raccolti oltre 26 mila reperti zoologici e 376 oggetti etnografici, tra cui un centinaio di crani umani e lo scheletro intero di un individuo San della Colonia del Capo. In Nuova Zelanda la Novara arruola nell’equipaggio anche due Maori (“più o meno volontari”). Si chiamano Toetoe e Te Rerehau: sono due cristiani metodisti. Assieme danno vita a una storia di straordinario contrappasso colonialista. Tornati in Europa, vengono ricevuti dall’imperatore, a cui chiedono di imparare l’arte tipografica. Finiscono a Londra e poco dopo saranno reimbarcati assieme agli strumenti per costruire una tipografia verso la Nuova Zelanda, dove fonderanno il primo giornale Maori. Che diventerà niente meno che una delle voci più critiche contro il governo coloniale inglese.